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Le barbarie di una nuova shoa

Le barbarie di una nuova shoa
Negli ultimi anni sono morti nel Mediterraneo almeno 15.000 migranti. E continuano a morire, anche se, allontanate le ONG, cade il silenzio su una strage continua, atroce, senza pietà neppure per i bambini. Il ministro della malavita però non si accontenta delle vite spezzate e del successo dei suoi slogan feroci. Vorrebbe di più. Per ogni vita strappata alla morte 5.000 euro di multa comminata ai salvatori. In un paese che alza muri, in città che si chiudono ai diversi, trattandoli come scarti dell’umanità, occorre ribellarsi prima che la barbarie di una nuova shoa diventi la specificità intollerabile di questi tempi feroci. (m.c.g)

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lunedì 17 dicembre 2012

La Scure di Carne

Tra i molti svarioni che girano fra sbadati commentatori italiani di cose urbane, uno incredibile è quello che riguarda un’immagine truculenta, nata in occasione e con significato del tutto diverso

Il mio incontro ravvicinato con la Scure di Carne risale a più di vent’anni fa. C'era un ispirato relatore a un convegno sulle dinamiche urbane, il quale appunto straparlava di scuri di carne a tagliare e lacerare la società locale, lanciando a piene mani dallo sgabello su cui stava appollaiato inopinati moniti sulla rivolta incipiente, perché quella carne lacerata restava pur sempre viva. Ci spiegava, che quella folgorante immagine della scure di carne veniva da uno studioso americano degli sventramenti urbanistici, e stava a significare magnificamente la lacerazione del tessuto, al tempo stesso edilizio e umano, che la modernizzazione si porta con sé. Successo culturale assicurato, e concetto ripreso anche da altri in altre piccole e grandi occasioni.

Solo dopo tanti, tanti anni, in una notte d’inverno il corvo del dubbio ha picchiettato alla mia finestra. Stavo leggendo un libro purtroppo mai tradotto in italiano, The Power Broker, di Robert Caro, monumentale lavoro biografico sullo zar dei lavori pubblici di New York, Robert Moses. C’erano due lunghi e avvincenti capitoli dedicati allo sventramento del quartiere Tremont negli anni ’40, per farci passare l’autostrada urbana che collega Manhattan all’entroterra, e a un certo punto si citava una cinica e sprezzante dichiarazione pubblica di Moses: “when you build in an overbuilt metropolis, you have to hack your way with a meat ax". Pesante, come atteggiamento nei confronti della società locale di un quartiere: solo un ostacolo al progresso, da spazzar via con la mannaia … è stato lì, il mio cortocircuito: MEAT AX? Ma vuoi vedere che quei sociologi della domenica di tanti anni fa …?

Il giorno dopo sono andato in biblioteca a recuperare il libro frettolosamente citato dal guru delle rivolte urbane tanti anni prima; Marshall Berman, L’esperienza della Modernità (Il Mulino, 1988). La citazione della frase di Moses è tradotta: "Quando si opera all'interno di una metropoli con troppi edifici, ci si deve aprire il varco con una scure di carne". Eccola lì, ancora colpevolmente grondante di equivoco, la leggendaria Scure di Carne. Giusto pochissimi giorni fa, poi, l’ultima scoperta: anche Marco D’Eramo, che pure Marshall Berman lo conosce benissimo personalmente, nel suo noto e decantato Il maiale e il grattacielo (Feltrinelli) casca nel medesimo equivoco, prima citando quella traduzione italiana improvvisata, e poi divagandoci attorno per diversi paragrafi. Concludendo: diffidate dei profeti sociologici e stiano più attenti i traduttori.

p.s. l’amica Sara Spanu, con spirito costruttivo da ricercatrice sociale seria, mi segnala che su Ny-Lon, New York e Londra, due metropoli a confronto (di L. Di Michele, A. Scannavin, V. Villa, Liguori 2007), almeno la dizione diventa “scure DA carne”. Vagamente improprio ma plausibile: che fatica, però!
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