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23M 2019: una marcia rivoluzionaria

23M 2019: una marcia rivoluzionaria
Il 23 marzo 2019 anche eddyburg si unisce alle migliaia di persone che scenderanno in strada per le vie e le piazze di Roma in una grande Marcia per il clima, contro le grandi opere inutili e per una giustizia ambientale. Ancora una volta sono i movimenti, i comitati, gli abitanti a rivendicare le ragioni per una rivoluzione del sistema, del modello di sviluppo in assenza di una sintesi politica capace di cogliere la svolta radicale necessaria per coniugare la salute, il benessere sociale, la salvaguardia del nostro pianeta terra e delle specie che lo abitano e i diritti umani. (i.b)

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venerdì 14 dicembre 2012

Dopo il metrò, la bici va in tram

Ci hanno impiegato lustri, ma forse ci sono arrivati: la mobilità urbana non si gestisce solo a colpi di opere, ma soprattutto con l’organizzazione. Corriere della Sera Milano, 14 dicembre 2012, postilla (f.b.)

Continua e si allunga il viaggio dei ciclisti in metrò. La convivenza con gli altri passeggeri s'è dimostrata pratica e indolore, l'urto è stato assorbito, i treni sopportano il carico delle due ruote, il «traffico» nei vagoni è risultato gestibile e l'Atm non ha ricevuto reclami. In sintesi, lo stress-test è superato: «La sperimentazione del trasporto bici sulle linee 2 e 3 della metropolitana riprenderà il 7 gennaio, dopo la pausa festiva concordata con le associazioni — fa sapere l'Atm —. E dalla primavera estenderemo il servizio sulla M1 e su alcuni tram».

Soddisfatto Eugenio Galli, 46 anni, presidente di Fiab-Ciclobby dal 2004: «È un segnale importante per la città». Il progetto è partito il 25 ottobre. Ed è stato promosso. La dirigenza di Foro Buonaparte ha aperto una «finestra bici» nella fascia oraria centrale di servizio della «verde» e della «gialla»: accesso libero in metrò dalle 10.30 alle 16 (oltre che dall'alba alle 7 e dopo le 8 di sera). L'integrazione al regolamento era stata sollecitata dalla Milano che pedala (categoria in espansione, che reclama più spazio e diritti) per incentivare gli spostamenti e favorire i percorsi misti (su e giù dal sellino con una corsa di passaggio sul mezzo pubblico). La linea «rossa» è stata esclusa, nella prima fase, per consentire ai tecnici Atm di completare il monitoraggio del nuovo sistema di sicurezza che regola il traffico in galleria e mantiene le distanze fra i treni: la M1 sarà aggiunta alla sperimentazione del «trasporto-bici» dopo la Pasqua del 2013, assieme ad alcuni tram (tra le ipotesi: il 4, il 15 e il 31).

Il via libera alla «Fase 2» è arrivato al terzo incontro del Tavolo della ciclabilità istituito dall'azienda con i rappresentanti di Ciclobby e «Salvaiciclisti». I temi: trasporti integrati e raccordo tra i sistemi di care bike sharing. «Abbiamo ricevuto segnali concreti e incoraggianti, dalla nuova dirigenza, dopo troppi anni in cui è stato difficile anche solo abbozzare un confronto — commenta Eugenio Galli —. È interesse di tutti che il servizio possa crescere e migliorare, ma serve la collaborazione e il buon senso da parte di tutti. Del personale Atm, certo, ma anche degli utenti». Tra i «segnali positivi», conclude Galli, ci sono anche le rastrelliere alle stazioni del metrò. Gli ultimi dieci stalli per le bici sono stati posizionati nel parcheggio d'interscambio di San Leonardo, sulla linea «rossa».

Per oggi, intanto, è stato indetto uno sciopero del trasporto locale dalla segreteria nazionale del sindacato Fast-Confsal: a Milano l'agitazione è prevista dalle 8.45 alle 15 e dalle 18 in poi, ma non dovrebbe provocare grossi disagi. Il Comune non spegne Area C: telecamere accese dalle 7.30 alle 19.30 e ticket da 5 euro per l'ingresso delle auto nella cerchia dei Bastioni.

Postilla
Ecco spuntare piccola piccola un’interpretazione progressista del concetto di joint-venture pubblico-privata, ovvero dove entrambe le parti fanno il proprio mestiere, e non (come ci hanno insegnato anni di disastri per tutti, salvo che per le casse di qualcuno) con la collettività che paga e gli interessi particolari che intascano. Per far circolare la linfa umana che trasforma le città da scatole vuote, più o meno eleganti e chiaroscurali, in organismi vivi, ci vuole intelligenza, o per essere alla moda proporre una smart city, dove smart non sta a significare qualche tavoletta elettronica lampeggiante, ma intelligenza diluita anche al di fuori delle teste che la producono, e innaffiata sul territorio urbano. Allora non nuovo cemento (non solo, almeno) per fare piste ciclabili, o corsie riservate, o sovra o sottopassi, ma reti materiali e immateriali lungo cui muovere e muoversi, usando i luoghi anziché produrne doppioni sprecando risorse naturali e intellettuali. Ci voleva tanto? Evidentemente si (f.b.) Sull’idea di smart city contemporanea, si veda anche QUI
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