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Le barbarie di una nuova shoa

Le barbarie di una nuova shoa
Negli ultimi anni sono morti nel Mediterraneo almeno 15.000 migranti. E continuano a morire, anche se, allontanate le ONG, cade il silenzio su una strage continua, atroce, senza pietà neppure per i bambini. Il ministro della malavita però non si accontenta delle vite spezzate e del successo dei suoi slogan feroci. Vorrebbe di più. Per ogni vita strappata alla morte 5.000 euro di multa comminata ai salvatori. In un paese che alza muri, in città che si chiudono ai diversi, trattandoli come scarti dell’umanità, occorre ribellarsi prima che la barbarie di una nuova shoa diventi la specificità intollerabile di questi tempi feroci. (m.c.g)

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mercoledì 28 novembre 2012

Renzi e il nuovismo a vanvera

Firenze sottoposta a un bombardamento d’acqua, e il suo sindaco tutto preso a polemizzare sulle regole elettorali?

Fra le più diffuse perplessità non epidermiche o ideologiche, sulla candidatura di Matteo Renzi a presidente del consiglio in un ipotetico governo di centrosinistra, c’è quella del suo rappresentare o meno il nuovo che avanza. E soprattutto di che razza di nuovo si tratti, perché la sostanza in queste cose conta parecchio.
Solo una verniciatina luccicante sulla vecchia muffa democristiana, giusto malamente aggiornata con qualche sbandata liberista, dicono i cattivi. No, osservano i più favorevoli, quello del sindaco di Firenze è lo spirito giusto, certo non privo di contraddizioni (chi non ne ha?) per interpretare la domanda di cambiamento che emerge dal paese, cambiamento non solo generazionale, del tipo che in modo assai più perverso e misterioso sta prendendo la via del grillismo. Meglio accoglierlo con spirito aperto, innovando in tante cose che a volte possono apparire ostiche, ma così deve andare il mondo.

Forse un buon momento di verifica di questa capacità di interpretare il nuovo, audacemente ma senza eccessi di sbandamento o sparate a vanvera, può essere l’emergenza di Firenze sotto le piogge invernali. Come noto (Genova insegna) quello del rapporto fra territorio ed emergenze è un ambito scivoloso, che può costare la carriera ai sindaci. Ma Renzi sindaco è, e qualcosa dovrà pur dire, o fare, con la sua città a mollo, anche indipendentemente da responsabilità pregresse specifiche su urbanistica o gestione ambientale.

E si tratta, guarda l’occasione, della settimana fra il primo turno e il ballottaggio delle primarie. Pensiamo a Barack Obama, alla sua (strumentale o meno non importa, qui) grande visibilità e interventismo quando di fronte all’emergenza dell’uragano Sandy ha mollato immediatamente i comizi della campagna elettorale per andare a stringere la mano a governatori e sindaci Repubblicani, da cui ha praticamente ricevuto una bella spinta a vincere la contesa con Mitt Romney. L’ha fatto appunto per quello? Non si sa, ma di sicuro il posto di un Presidente, nel momento del bisogno, è là dove questo bisogno si manifesta con più urgenza. La stessa cosa vale, forse anche di più, per un sindaco.

E invece basta scorrere i giornali per leggere di una situazione quasi surreale: titoloni nelle pagine di politica con Renzi che tuona contro le regole elettorali; e titoloni in quelle di cronaca con “bombe d’acqua su Firenze”. Qualcosa ovviamente non torna: dove sta il Sindaco, quando la sua città, il posto dove l’hanno messo nella posizione di più alta responsabilità pubblica, è in quella situazione? Il sindaco, a leggere i titoli della stampa, sta altrove e se ne frega, preso dai fatti suoi di carriera. E sorge spontanea la domanda: farà così anche da presidente del consiglio? Oppure teme un effetto simile a quello di Alemanno sotto la neve? In un caso o nell’altro, non sta facendo bene il suo mestiere: né di comunicatore, né di sindaco, né di candidato alla massima carica politica, che certe cose le dovrebbe capire al volo.

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