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Le barbarie di una nuova shoa

Le barbarie di una nuova shoa
Negli ultimi anni sono morti nel Mediterraneo almeno 15.000 migranti. E continuano a morire, anche se, allontanate le ONG, cade il silenzio su una strage continua, atroce, senza pietà neppure per i bambini. Il ministro della malavita però non si accontenta delle vite spezzate e del successo dei suoi slogan feroci. Vorrebbe di più. Per ogni vita strappata alla morte 5.000 euro di multa comminata ai salvatori. In un paese che alza muri, in città che si chiudono ai diversi, trattandoli come scarti dell’umanità, occorre ribellarsi prima che la barbarie di una nuova shoa diventi la specificità intollerabile di questi tempi feroci. (m.c.g)

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lunedì 12 novembre 2012

No Tav d'Italia


Un libro di Anna Pizzo e Pierluigi Sullo, dedicato alle facce e alle ragioni di chi combatte, a mani nude contro le Grandi Opere,  per la difesa del territorio italiano dal Piemonte  al Veneto, dalla Lombardia alle Marche, da Milano. Firenze, Roma,  a Napoli. Il manifesto, 14 novembre 2012 

Un nuovo testo si aggiunge alla crescente letteratura sulle lotte in difesa del territorio  italiano, che da anni comitati e popolazioni sostengono contro quelle forme affaristiche di investimento capitalistico note col nome di grandi opere. A cura di  Anna Pizzo e Pierluigi Sullo è appena uscito No Tav d'Italia.Facce e ragioni dei cittadini che difendono il territorio, Intra Moenia, Napoli 2012, pp.249, E. 15,90. Le facce  cui allude il titolo si riferisce a quelle  allegre e talora colorate dei protagonisti che popolano le tante foto  inserite nel libro, oltre a quelle tetre dei poliziotti in assetto  antisommossa, ma che ritraggono anche i boschi, i torrenti, i borghi dove si sono svolte innumerevoli marce e proteste degli ultimi anni. Non è l'unica novità di questa pubblicazione. Essa infatti non  si limita a rivisitare   le ragioni e le caratteristiche dei movimenti, ormai mondialmente noti della Val Di Susa, ma informa su un concerto di lotte in corso sul territorio nazionale, ispirate dalle medesime finalità, attraverso le voci dei protagonisti. Così veniamo informati dei movimenti contro No Tem, la nuova Tangenziale est di Milano, che aggiungerebbe cemento alla più cementificata regione d'Italia (R.Cuda); i Cat, Comitati ambiente e territorio del Brenta (M.Donadel ) che in  quell 'area già devastata del Veneto lottano contro il Piano Territoriale Regionale  di. Coordinamento; del Comitato No grandi navi a Venezia (T. Cacciari); delle centinaia di comitati attivi nelle Marche (O.Gobbi); del comitato fiorentino contro l'assurdo sottopasso di Firenze ( tre contributi di M.De Zordo, T.Cardosi e R.Budini Gattai ) e infine delle lotte non contro grandi opere,  ma in difesa da altre minacce. Come la mobilitazione del Comitato contro la discarica del Castagnaro a Pozzuoli (A.Policastro) , o per la difesa di un patrimonio pubblico – gli studi e gli spazi di Cinecittà a Roma (S.Medici), contro il tentativo di una privatizzazione che priverebbe la città di un luogo-simbolo della sua storia culturale e artistica.

Non è certo possibile dar conto analiticamente di cosi tanti contributi, che danno nell'insieme l'immagine di una Italia aggredita  in ogni suo angolo da una armata di predoni territoriali, avanguardie  di classi dirigenti rozze e culturalmente arcaiche, rimaste ancorate a una visione di progresso economico che fa della cementificazione la sua arma e il suo vessillo. Val la pena ricordare, tuttavia, che anche temi ampiamente frequentati  come quello del Tav in Val di Susa – soprattutto grazie agli studi di Ivan Cicconi – vengono riconsiderati alla luce delle vicende politiche recenti.  Claudio Giorno e Chiara Sasso, (Fermo immagine. Immagini di una resistenza che dura da vent'anni) ricordano non solo  la crescita della partecipazione popolare, ma anche  l'incredibile apparato mediatico di criminalizzazione del movimento dispiegatosi negli ultimi anni. « Fino al 2005 – ricordano gli autori - tutto è stato coperto da una censura pesante, la Valle di Susa e il movimento No Tav semplicemente non esistevano» Solo dopo 14 anni«di attività e di resistenza  i media e la politica (2005)  scoprono questa opposizione e il suo radicamento... Si cena con la forchetta..sospesa a mezz'aria, si ascolta il tg con la paura di essere citati. Tutte le occasioni sono buone perché si parli a sproposito del movimento No Tav» Non c'è episodio di violenza nel Paese, dall'incendio alla Stazione Tiburtina, a Roma, all'agguato al manager dell'Ansaldo Adinolfi, che non costituisca occasione per gettare ombre di sospetto sul popolo della Val di Susa. Per soprammercato, il ministro dell'interno Anna Maria Cancellieri  dà un sigillo statuale al clima di paura e di sospetto affermando che « La Tav è la madre di tutte le nostre preoccupazioni».
L'articolo di Luca Mercalli, Il sovrasfruttamento dell'unico pianeta che abbiamo, inserisce il tema Tav entro una visione più ampia delle questioni planetarie oggi sul tappeto (inquinamento globale, riscaldamento climatico, deperimento delle risorse) per mostrare la radicale arretratezza culturale, economica e ambientale che ispira quella Grande Opera. Essa è ancora dentro una ratio economica sviluppista, da anni 60-70, che non considera gli effetti di lungo periodo di trasformazioni territoriali di così vasta portata, che progetta consumi enormi di materiali, energie e risorse, mentre occorrerebbe frenare la corsa, che ogni giorno di più si trasforma in distruzione, in superamento  insensato dei limiti.  E soprattutto ubbidisce a una logica di immobilizzazione  di ricchezza e di gigantismo sempre  più estranea ai bisogni di flessibilità degli investimenti, di economia dolce, di  risposta ai bisogni ravvicinati e  diversificati delle comunità e dei territori. «In sostanza – scrive Mercalli – siamo a un bivio fondamentale nella storia dell'umanità; se c'è una cosa che non è interessante fare, è addentrarci in questo gigantismo infrastrutturale che, tra l'altro, ha un difetto di fondo: è estremamente rigido. Nel senso che quel progetto serve ad una sola cosa e, se fallisce, non possiamo usarlo per fare qualcos'altro, neanche mettere il cibo in fresco, perché fa troppo caldo nel tunnel.»
Mi sembra giusto ricordare che la sezione del libro dedicata alla Val di Susa, introdotta da  Ezio Bertok, contiene  anche una Lettura critica del documento governativo in 14 risposte, frutto del contributo di vari esperti indipendenti, che  smontano, punto per punto, le tesi del governo. Questa Lettura ha « comportato alcune centinaia di ore di lavoro prestate a titolo personale e non retribuito». La passione per la giustizia, la solidarietà con le popolazioni, l'amore per le terre e i luoghi è ancora capace di suscitare passioni generose, che fanno impallidire la sordida ricerca del profitto degli assedianti. Chi conserva ancora un lume di onestà in fondo alla propria coscienza si legga queste « risposte» per farsi un'idea di che cosa è  il progetto Tav.

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