ULTIMI AGGIORNAMENTI

sabato 1 ottobre 2016

“Nessun risparmio: solo più potere in mano al premier”

Intervista di Luca Sommi a Lorenza Carlassare. Poche, chiare e semplici parole su alcuni aspetti perversi della de-forma costituzionale Renzi-Boschi: «La politica dei sostenitori del Sì è degna di un teatrino di dilettanti»Il Fatto Quotidiano, 1° ottobre 2016

Stiam diventando tutti più scemi?

«Se usciamo dalla logica del ring e del chi "ha vinto", è stato interessante vedere, dietro quei due signori, tutta la crisi della democrazia contemporanea: un sistema di autogoverno dei cittadini che la cultura occidentale ha elaborato in diversi secoli, con molta fatica e molto sangue, e che adesso attraversa una crisi epocale». L'Espresso online, blog "Piovono rane", 1° ottobre 2016

Il secolo dei rifugiati ambientali? Il mio contributo al convegno di Milano

«“Se ci limiteremo a fare dell’accoglienza”, ha concluso Barbara Spinelli, “non li avremo veramente salvati, ma avremo solo suggellato il loro sradicamento”». il blog di guidoviale, 30 settembre 2016 (c.m.c.)

Il referendum dell'Ungheria e il ruolo dell'Europa

«Perché questo referendum? La domanda è tutt’altro che retorica. Infatti, se è vero che si attende una vittoria schiacciante del “no”, è altrettanto vero che non è per nulla chiaro quali saranno gli esiti effettivi o formali di questa vittoria». La Repubblica, 1 ottobre 2016 (c.m.c.)

Renzi-Zagrebelsky: quando il Potere mente

Un commento a caldo sui un colloquio tra due protagonisti del confronto dulle modifiche alla costituzione e sul nuovo assetto delle istituzioni e del potere che ne discenderebbe. La Repubblica online, blog "Articolo 9", 1 ottobre 2016

Gli slogan di Renzi, le ragioni del professore Zagrebelsky

«Ieri il confronto su La7. Il presidente del comitato del No: rischiamo di passare a una oligarchia, un sistema istituzionale dipende dal contesto. la resa di questa riforma dipende dall’Italicum. Ma i tempi televisivi lo tradiscono». Il manifesto, 1 ottobre 2016 (c.m.c.)

venerdì 30 settembre 2016

“Dobbiamo fermare Bruxelles!” Un opuscolo mette in guardia gli ungheresi

Migranti, domenica l'Ungheria vota il referendum voluto dal premier nazionalconservatore: per fare vincere il "no" Orban ha spedito a tutti gli ungheresi un opuscolo, di cui riportiamo la traduzione in inglese (anche scaricabile dal link).  TheBudapest beacon.com, 30 settembre 2016 (i.b.)

Jobs Act in soffitta, spazio alla Carta dei diritti

«Happy birthday Cgil. Il sindacato compie 110 anni e deposita in Parlamento 1 milione e 150 mila firme a sostegno dello Statuto del lavoro 2.0.  La sfida dei tre referendum su ticket, appalti e articolo 18». Il manifesto, 30 settembre 2016 (c.m.c.)

La soppressione di “Scala Mercalli” e di “Ambiente Italia” da parte della Rai diventa un “caso”.

Emarginate dalla rete radiotelevisiva di Stato (quella cioè che titti i contribuenti pagano, e che è di proprietà e al servizio di tutti gli abitanti della Penisola) le trasmissioni che riguardano l'ambiente e la sua difesa. Un mare di proteste. Serviranno? SOS Cultura online, 29 settembre 2016

La nostra infrastruttura logistica. Spazi metropolitani e processi transnazionali

«Rivendicazioni europee è l’unico modo per scardinare la falsa alternativa tra europeisti e antieuropeisti, che sono accomunati in realtà dalla condivisione del progetto neoliberale di comando sul lavoro».connessioniprecarie online, 30 settembre 2016 (c.m.c.)

L’agonia di Aleppo e la risposta militare delle super potenze

«Città al collasso, le Ong contano 100 bambini uccisi da venerdì e 500 civili in 10 giorni. Gli Usa danno l'ok a missili anti-aereo alle opposizioni e pensano a reazioni militari. La Russia dice no alla tregua di una settimana e propone 48 ore». Il manifesto, 30 settembre 2016 (p.d.)

Renzusconismo


Se la politica perde se stessa

«La piramide del potere si sta sgretolando sotto i nostri occhi. Non è dunque una "deriva" mediatica, è una linea di frattura politica: è la scena stessa del politico che si dissigilla e trema sotto i nostri passi. Ecco la triste sorte di coloro che hanno perduto il "comune"e non hanno più il linguaggio». La Repubblica, 30 settembre 2016 (c.m.c.)

Oltre Monsanto. Lo scenario è da incubo

«La concentrazione monopolistica che investe l’agricoltura industriale comporta una vertiginosa crescita nell’impatto sul mercato, a cominciare dai prezzi al consumo, nel potere delle lobby su leggi e regolamenti nazionali e internazionali, nella corruzione politica e nel controllo delle informazioni». Comune-info, 29 settembre 2016 (p.d.)

Il gioco dei decimali e lo scontro sul referendum

Truffetta dopo truffetta, bravissimo il governo Renzi a mescolare qualche spicciolo con l'aria delle promesse e dei rinvii,  sollevando così una polvere rosa a fini di propaganda per il SI. il manifesto, 30 settembre 2016


Malgrado la sua mole, la Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza (Nadef) licenziato dal governo martedì notte, non riesce a nascondere le fragilità e le aporie della Renzinomics. Non scalda i cuori né a Bruxelles né a Roma.

Negli ambienti Ue si pensa di rimandare il giudizio definitivo al prossimo maggio in modo da non intralciare il cammino del governo verso il Referendum, fissato a dicembre anche per la legge di stabilità. In questo modo il governo potrebbe tentare di reperire quegli otto miliardi che gli permetterebbero di agire sulle pensioni, sulla “competitività”, sui contratti, sulle misure per la famiglia e per l’Università. Uno spruzzo di qui e uno di là per rinsaldare il fronte referendario del Sì che si sta già sfaldando, come impietosamente hanno evidenziato i fischi dell’assemblea di Firenze della Coldiretti. Naturalmente il taglio dell’Irpef è rimandato al 2018 (si fa per dire) per garantire quello dell’Ires che interessa alle imprese e per scongiurare l’incremento dell’Iva. Il debito italiano torna a crescere, siamo al 132,8% del Pil per colpa della deflazione appena attutita dalla ripresa dei prezzi del petrolio. La Commissione europea aveva già tollerato il rapporto deficit-Pil dall’1,8% al 2%. Ma questo a Renzi non basta. Vuole arrivare al 2,4% per potersi fregiare del titolo di combattente antiausterity.

Ma i conti non tornano. Lo afferma l’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb), che appone il bollino sulle previsioni tendenziali 2016-2017, ma esprime forti perplessità su quelle programmatiche e revoca in dubbio le stime governative per i due anni successivi. Non crede affatto che la crescita degli investimenti possa raddoppiarsi, sia nel settore delle costruzioni come in quello dei macchinari. Pensa che le stime governative sull’andamento del Pil nominale nel 2018 e nel 2019 siano del tutto gonfiate. «La crescita supposta dal Mef per i consumi delle famiglie appare, soprattutto per il 2018, elevata se si tiene conto dell’andamento complessivamente stagnante della massa retributiva reale», scrive l’Upb, ovvero i salari sono troppo bassi e inibiscono qualunque tipo di crescita. Non solo, l’Ufficio avverte che il commercio internazionale e la domanda mondiale sono in contrazione. Quindi le previsioni governative sono costruite sulla sabbia.

Intanto i dati veri e duri dell’economia si fanno sentire. L’Istat ritorna avverte che la fascia tra 25 e 49 anni ha perso in un mese 39mila occupati e 238mila in un anno. Anche la generazione nata nel 1980 («la più istruita di sempre» secondo Mario Draghi) è perduta e costretta a lavorare fino a 75 anni per uno straccio di pensione. Effetti del Flop Act e di ciò che lo ha preceduto.

La battaglia dei decimali è doppiamente perdente, fondata su stime improbabili e insiste su obiettivi scopertamente fallimentari. Come fare credere che i livelli salariali debbono rincorrere come Achille la tartaruga la produttività aziendale – che peraltro deriva da fattori di sistema che reclamano investimenti pubblici e innovazione -, quando invece proprio l’incremento delle retribuzioni può diventare un fattore potente di sviluppo della produttività del lavoro. E anticipare l’età pensionabile costringendo le persone a indebitarsi con le banche e a vedersi ridotta fino al 25% la propria pensione non elimina le sofferenze e aumenta l’indebitamento privato . Un perseverare tanto più diabolico se lo si confronta con la crisi del pensiero economico mainstream. La recente intervista di De Benedetti apre una voragine in quel mondo dominato dalla «folle scelta dell’austerity» per di più in piena deflazione, anche se poi non offre soluzioni alternative. Non è suo compito. Sarebbe quello di una sinistra da costruire.

giovedì 29 settembre 2016

Le Ferrovie di Renzi: Frecce private, binari e pendolari pubblici

«Alta voracità. I piani del governo per il gruppo Fs: socializzare le perdite del trasporto locale e degli investimenti sulla rete ferroviaria, privatizzare i profitti quotando in borsa nel 2017 i treni ad alta velocità e a lunga percorrenza. Con il Ponte sullo Stretto "infrastruttura ferroviaria", e l'interesse per il Tpl per pendolari e studenti». il manifesto, 29 settembre 2016

Davigo: con i processi sulle primarie capiremo come funzionano i partiti

Dialogo tra due magistrati di "Mani pulite", Piercamillo Davigo e Gherardo Colombo, che hanno idee diverse su molte cose, e lo esprimono. Una convinzione li unisce: la corruzione nei partiti non è finita, anzi...Corriere della Sera, 29 settembre 2016

Terremoto, incostituzionali le leggi di Lazio e Marche

«Le norme nazionali per l’edilizia in zone a rischio richiedono un via libera preventivo, nelle Regioni più colpite ad agosto solo controlli a campione: la Consulta si è già espressa contro 5 volte». Il Fatto Quotidiano, 29 settembre 2016 (p.d)

La giustizia climatica non può attendere

«Intervista a Dorothee Häussermann."C’è un enorme lavoro da fare per riorganizzare radicalmente la nostra vita quotidiana e oggi abbiamo la tecnologia per farlo. Bisogna politicizzare il senso comune "». Il manifesto, 29 settembre 2016 (c.m.c.)

L’obiettivo è un’altra economia

«Solo se le imprese recuperate concorrono a realizzare quelle filiere produttive legate ai principi dell’Altreconomia possono costituire un tassello importante per l’alternativa al modello socio-economico dominante». Il manifesto, 29 settembre 2016 (c.m.c.)